Black Mirror: SmithereenssteemCreated with Sketch.

in movies •  last month  (edited)

Delle 5 stagioni andate in onda sin qui di Black Mirror la quinta è stata senza dubbio la più deludente.

Ha ricevuto attacchi trasversali da critica e fan delusi.

Il motivo è che la serie di Charlie Brooker sembra essersi adagiata sugli allori, perdendo la spinta e l'originalità che da sempre l'aveva contraddistinta.

Per molti la vera mazzata alla creatività di Brooker è arrivata con l'approdo su Netflix.

Black Mirror si sarebbe accontentata di essere più figa, più ricca in termini produttivi e visivi e meno dissacrante, meno disposta a spingersi oltre i limiti della nostra immaginazione.

Vera o presunta che sia questa affermazione resta il fatto che i 3 episodi che compongono il ciclo della stagione 5 hanno deluso moltissimo.

C'è però una nota lieta o quantomeno sufficientemente lieta ed è costituita dal secondo episodio dell'ultima stagione: Smithereens.

Non è un caso che l'episodio migliore della stagione sia totalmente privo di effetti speciali e di trovate digitali cinematografiche.

Tutto l'episodio o quasi è ambientato in un automobile ed il protagonista un'autista.

Uber è il chiaro riferimento e la storia raccontata fa quello che le storie raccontate da Black Mirror sanno fare meglio: metterci in guardia dai pericoli della tecnologia a cui ci affidiamo sempre più per qualsiasi cosa e a cui affidiamo sempre più a scatola chiusa i nostri dati, le nostre vite.

Immagine priva di diritti di copyright

Avevate mai pensato a quanto controllo possa avere un'autista di un servizio come uber sulle nostre vite, le nostre posizioni, i nostri dati?

Questo episodio ci svela quanto potrebbe essere facile individuare e sequestrare con una semplicità disarmante un bersaglio umano di un malintenzionato.

L'episodio ha quindi il grande merito di sottoporre ad un'inchiesta distopica una tecnologia, un servizio che già da qualche anno è entrato a piene mani nelle nostre esistenze.

Non è l'unico pregio di questo episodio e senz'altro non il migliore visto che sul finale il colpo di scena ci metterà di fronte a noi stessi che come guardandoci nello specchio saremo costretti a chiederci quanto la tecnologia e la nostra ossessione quotidiana per essa stiano condizionando i nostri rapporti e le nostre facoltà mentali.

Siamo davvero pronti a barattare la nostra libertà, la nostra vita in cambio di un click, di una notifica, di un commento?

Stando alla serie lo abbiamo già fatto.

E il solo pensiero ci fa rabbrividire.

O almeno dovrebbe.

Fino al prossimo click ovviamente...

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